Magister elegantiae
Ogni volta che devo essere partecipe di qualche occasione particolare cado nel panico perché non so mai come vestirmi. Apro cassetti, antine, cassoni, ma tutto mi sembra troppo brutto, troppo vecchio, troppo pittoresco o troppo poco sobrio. E anche se trovassi un capo che mi piace e che ritengo idoneo all’evento, non avrei tregua perché brancolerei nel buio sull’abbinamento dei colori. Marrone, blu, verde…insomma, dal momento che non si possono indossare sempre i jeans, bisogna sapersi vestire in altro modo. MA NON LO SO FARE. NON ME LO HANNO INSEGNATO. NON MI HANNO DETTO CHE DOVEVO IMPARARLO. Me ne rendo conto solo ora: se il sabato sera, prima di uscire, avessi seguito i consigli di mio cugino anche solo qualche volta, ora avrei molti problemi in meno. E di chi è la colpa? Perché sono in questa condizione? Sì, è colpa mia in gran parte ma…perché nessuno mi ha OBBLIGATO ad imparare qualcosa riguardo allo stile e al bon ton?! L’abito fa il monaco, è inutile che lo si neghi. L’abito è ciò che comunica l’essere in prima impressione (che è quella che conta di più, OVUNQUE). L’abito è espressione, è comunicazione. L’abito è come un testo. L’abito è un linguaggio! E io mi chiedo: perché questo linguaggio non viene insegnato nelle SCUOLE? Perché lasciare milioni di ragazzi – disinteressati, come me, al buon gusto nel vestire – privi di un insegnamento diventato ormai fondamentale per la sopravvivenza nel mondo sociale odierno? Le organizzazioni deputate all’educazione dovrebbero fare un esame di coscienza e chiedersi se davvero non stanno commettendo una mancanza verso noi poveri ragazzi. La famiglia è una primaria fonte di educazione ma non può far tutto, per questioni di background culturale. E allora, perché non dedicare un’oretta alla settimana allo studio del linguaggio dei vestiti? Perché non educare il giovane alla bella presenza? Perché non illustrare le proprietà dei tessuti, il significato delle texture e la storia della loro economia, da sempre baluardo della nostra cara Italia? (Dopotutto per l’economia italiana il tessile è come Manzoni per la letteratura).
Preparare un ragazzo al mondo significa anche questo. Coltiviarlo interiormente, ma allo stesso tempo stimolarlo esteriormente. Facciamogli capire che se un tartufo fosse anche meno puzzolente e brutto varrebbe ancora di più. Consapevoli – non belli – dentro e fuori, è questo ciò che la scuola dovrebbe perseguire. Sì, perché se l’avessi imparato ai tempi, forse il tempo che dedico oggi alla scelta di un capo adatto ad ogni occasione lo potrei destinare alla lettura di un buon libro. Migliore fuori, migliore dentro.
PS. Caro amico, so che stai inorridendo leggendo le mie parole. E che potresti dimostrarmi come l’arte della moda non è una scienza esatta ma, in quanto linguaggio, abbraccia un’ampia varietà di contributi non catalogabili. E che nella moda tutto è l’esatto contrario di tutto, perché ognuno comunica se stesso a suo modo. Il mio pensiero parte dal presupposto che le cose non stiano così: nel vestire esiste un galateo. E io voglio sapere qual è. Perché, lo so bene, in questo momento stai ripensando a quante volte ti sei fatto le domande che mi sono posto io allo specchio. Voglio che qualcuno mi spieghi cos’è “l’abito giusto per ogni occasione”. Più che un mio dovere, credo sia un mio diritto!
Preparare un ragazzo al mondo significa anche questo. Coltiviarlo interiormente, ma allo stesso tempo stimolarlo esteriormente. Facciamogli capire che se un tartufo fosse anche meno puzzolente e brutto varrebbe ancora di più. Consapevoli – non belli – dentro e fuori, è questo ciò che la scuola dovrebbe perseguire. Sì, perché se l’avessi imparato ai tempi, forse il tempo che dedico oggi alla scelta di un capo adatto ad ogni occasione lo potrei destinare alla lettura di un buon libro. Migliore fuori, migliore dentro.
PS. Caro amico, so che stai inorridendo leggendo le mie parole. E che potresti dimostrarmi come l’arte della moda non è una scienza esatta ma, in quanto linguaggio, abbraccia un’ampia varietà di contributi non catalogabili. E che nella moda tutto è l’esatto contrario di tutto, perché ognuno comunica se stesso a suo modo. Il mio pensiero parte dal presupposto che le cose non stiano così: nel vestire esiste un galateo. E io voglio sapere qual è. Perché, lo so bene, in questo momento stai ripensando a quante volte ti sei fatto le domande che mi sono posto io allo specchio. Voglio che qualcuno mi spieghi cos’è “l’abito giusto per ogni occasione”. Più che un mio dovere, credo sia un mio diritto!


2 Comments:
Ma Paolo..sei veramente tu quello che scrivi?? :-)
Ti rendi conto che, nel corso degli studi liceali, materie come l'inglese (IMPORTANTISSIMO) non vengono considerate per nulla, figurati "Scienza dei tessuti" o "Scienza della moda"..farebbe veramente ridere, proprio nell'età in cui in molti ragazzi prevale la trasgressione!La soluzione dovrebbe essere un'altra..
E poi chi l'ha detto che "In Moda veritas"??
La scuola di Tonon viene in tuo aiuto!
Avv. Anonimo
il modo di vestire comunica l'essere...e quindi come si può insegnare/trasmettere l'essere?L'essere è soggettivo e quindi chi volesse insegnare il buon gusto nel vestire(che quindi si assume oggettivo )2° i parametri della società non sarebbe in grado di comunicare l'essere dele altre persone.
l'abito è un testo..io invece direi una copertina
Infine,se tu ti vesti male 2° i soliti stramaledetti parametri imoposti dalla (stupida) società (composta da sfigati di prim'ordine),non è vero che non comunichi,anzi:comunichi il tuo dissenso,e per quel che mi riguarda dai una bella prova di personalità e di forza.
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